DUILIO SCANDALI E IL SUO DIALETTO

E’ una delle figure più importanti della poesia marchigiana del Novecento. Nato a Udine nel 1876, ma vissuto quasi sempre ad Ancona, dedicò gran parte della sua opera al vernacolo anconetano, trasformando il dialetto in uno strumento poetico capace di raccontare la vita popolare, i sentimenti quotidiani e l’identità della città marinara. Il suo lavoro è fondamentale per comprendere il rapporto tra poesia e dialetto marchigiano. Nelle Marche, infatti, non esiste un unico dialetto regionale, ma una pluralità di varianti locali: anconetano, maceratese, ascolano, pesarese, sambenedettese e molte altre. La poesia dialettale marchigiana nasce proprio da questa frammentazione linguistica che riflette le diverse identità storiche e culturali del territorio. Scandali scelse il dialetto anconetano non come semplice lingua popolare,  ma come mezzo espressivo autentico.

Nei suoi sonetti emergono:
– la parlata del porto e delle famiglie popolari

“ Parlà in dialetto è come stà  tra amici,/ogni parola c’ha er sapore vero “.

– la malinconia e la dignità della gente comune:

“ Quanti anni sò passati senza accorge,/pareva ieri quanno ero ragazzo”.

– la musicalità spontanea del vernacolo:

“ Che vvòi che sia! La vita è ‘na staggiò,/tra ride e piagne passa senza avvisu”.

– il tono ironico e realistico della vita quotidiana come nel sonetto sotto riportato nel quale il poeta racconta il dolore di un’anziana costretta a lasciare la famiglia per andare all’ospizio. Il testo mostra perfettamente la forza emotiva del dialetto: le parole semplici, i suoni aperti e il ritmo parlato trasmettono compassione e autenticità.

La vechia che va a l’uspizio

O nona!…Nona!…Nona bela mia!
Sta bono, Rafaelì, nun piange tanto…
…Vago a l’Uspizio, miga al Campusanto…
Me vinirai a trovà ‘nsieme cun zia…

Mama!…c’è la carozza!…Tirè via!
Scì. Ve saluto,gente…e scusè tanto…
…Gesù!…Cume farò a fermà stu pianto?
Nona! Nona! – Curagio, Rosalia!

Curagio?…Eh, quelo scì, ce n’ho un bel po’…
…Dopo una vita amare cume el fiele.
Andà a fernì scurdata in t’un cantò..

È bruta!…è bruta!…è mej le Tavernele!
…Quell’anima de Dio!…Cume farò
a nun cantai la nana?… Adio, surele…

 

Le poesie di Duilio Scandali rappresentano una testimonianza preziosa della cultura marchigiana:

attraverso il dialetto anconetano egli riuscì a dare voce al popolo, alla memoria collettiva e alla sensibilità quotidiana delle Marche del primo Novecento.

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