{"id":860,"date":"2026-06-25T19:22:38","date_gmt":"2026-06-25T17:22:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/?p=860"},"modified":"2026-06-25T19:23:08","modified_gmt":"2026-06-25T17:23:08","slug":"giuseppe-massara-ricordo-di-achille-serrao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/2026\/06\/25\/giuseppe-massara-ricordo-di-achille-serrao\/","title":{"rendered":"Giuseppe Massara &#8211; Ricordo di Achille Serrao"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><strong>Achille Serrao<\/strong> non solo \u00e8 stato un grande poeta: \u00e8 stato anche un grande amico. Tante le passeggiate, tanti i lunghi viaggi insieme, i discorsi, gli scherzi, le storie personali, le sorprese, le esclamazioni, le riflessioni pi\u00f9 malinconiche, a volte le considerazioni approfondite, ma sempre la serenit\u00e0, il sorriso e la voglia di fare\u2026 La voglia di fare cosa?<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Ecco, al di l\u00e0 del quotidiano, la voglia di fare poesia\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\">Qui mi pare sia il punto rilevante. Di certo, per mestiere, personalmente, mi sono sempre, si pu\u00f2 dire da ragazzo, occupato di poesia: e tuttavia il rapporto con la poesia veniva a me anche, certo, dalla sua comprensione, dal suo ascolto immediato \u2013 ma in verit\u00e0 pi\u00f9 fortemente dalla parte del prevalente desiderio di averne considerazione e dunque, alla fine, lo ammetto, di valutare\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Veniamo qui ad incontrare una differenza rilevante. Perch\u00e9, com\u2019\u00e8 chiaro quasi a tutti, l\u2019orientamento pi\u00f9 semplice e diffuso si costituisce senza dubbio nella valutazione critica, e cio\u00e8 nella semplice esegesi o &#8212; come fino a poco tempo fa pi\u00f9 articolatamente si diceva &#8212; nell\u2019approccio ermeneutico, vale a dire interpretativo: diremmo dunque pi\u00f9 chiaramente il situarsi, lo stare in un determinato punto d\u2019osservazione\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Ma assai diverso da questo \u00e8 il vero e proprio star dentro: e cio\u00e8 quello stato in cui la poesia, come ogni altra arte, e forse pi\u00f9 facilmente la musica, s\u2019impadronisce di noi, come se ci abitasse, come se noi in quel mondo fossimo nati, v\u2019avessimo sempre vissuto e d\u2019improvviso lo vedessimo con quegli occhi particolari che percepiscono il profondo, l\u2019invisibile in noi fuori dal tempo: restituendocelo come nostro.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Stare con Achille questo per\u00f2 era e questo si capiva essere. Perch\u00e9 avere familiarit\u00e0 col poeta, o pi\u00f9 generalmente con l\u2019artista, a tanto ti porta: a te stesso, cos\u00ec come fa sempre l\u2019autentico stare con il vero amico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">C\u2019\u00e8 un altro aspetto, al quale, muovendo pi\u00f9 a fondo, credo sia il caso qui di accennare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">E questo, per andare subito al tema, senza dilungarci oltre, ce lo fa capire un grandissimo nostro poeta, Virgilio, in un solo verso: Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt[1].<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Giunto a Cartagine, nel tempio della regina Didone Enea osserva gli affreschi dove sono raffigurati la distruzione di Troia e i compagni caduti in battaglia\u2026 Ed ecco dunque che ci son lacrime proprie delle cose s\u00ec che \u00a0le vicende dei mortali toccano il cuore\u2026 Con semplici ma intense parole Virgilio qui ci fa subito intendere cosa davvero sia l\u2019arte e come essa pi\u00f9 propriamente tocchi il cuore\u2026 E in questo toccare il cuore ci son le lacrime\u2026 Come scoprendo un velo leggero, il poeta accenna al fatto che al centro dell\u2019arte, al centro del dire, del cantare, c\u2019\u00e8 sempre comunque il trauma, il trauma che sta nell\u2019esser vivi e dell\u2019avervi coscienza\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">La questione \u00e8 stata toccata da Derrida in una sua opera autobiografica poco conosciuta, Circonfessione, scritta tra il 1989 e il 1990, pubblicata nel 1991 in collaborazione con l\u2019amico Goeffrey Bennington[2] e ispirata a Le confessioni di Sant\u2019Agostino.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Il sorprendente e noto principio enunciato da Sant\u2019Agostino \u201csi enim fallor sum\u201d, vale a dire \u201cinfatti se sbaglio esisto\u201d, precedendo di oltre un millennio il Cogito cartesiano di fatto lo capovolge e infrange. Se questo per Derrida, sulla scorta heideggeriana, sembra comunemente divenire il cardine della totale decostruzione dell\u2019Io, pu\u00f2 nondimeno interpretarsi anche in senso inverso, nel riferirsi cio\u00e8 ad un Io solo in astratto, \u201ccome suggerirebbe Paul Ricoeur, ontologicamente fratturato, nello stesso istante in cui si scopre ferito, tanto nel corpo proprio, quanto dalla parola dell\u2019altro. Parola che sembra poter compiere, tuttavia, un movimento temporale inverso, l\u00e0 dove si fa lettura, ascolto e narrazione del nome. L\u00e0 dove si fa desiderio, traduzione e trasformazione. N\u00e9 oblio, n\u00e9 memoria, ma amicizia in quanto divenire di me e di te\u201d[3].<\/p>\n<p class=\"p1\">In sostanza, il trauma, proprio dell\u2019arte, anche dal punto di vista ermeneutico pu\u00f2 leggersi nella chiave di ci\u00f2 che ci consente di raggiungere in ambito sociale una pi\u00f9 forte e rinnovata identit\u00e0, pertanto alla fine cos\u00ec riconquistata.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Da tale punto di vista, si pu\u00f2 comprendere come mai Serrao scelga di passare proprio in quegli stessi anni, che sono anche gli anni della sua maturit\u00e0, dalla poesia italiana alla poesia dialettale. In questo, che possiamo ben considerare fenomeno crescente e assolutamente visibile nell\u2019ultimo mezzo secolo, particolarmente in Italia, Serrao viene a costituire un caso che si poterebbe definire esemplare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Qui infatti a vincere \u00e8 la lingua della piccola comunit\u00e0, la lingua della vicinanza spazio-temporale: \u00e8 la nostra voce, sono le nostre parole, il nostro riuscire a sentirle, il farle nostre dell\u2019emergere nella veste propriamente nostra, umana. \u00c8 la voce dell\u2019amico a farsi udire ora davvero prossima: lei sempre accanto, lei sempre presente\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">&#8216;O puntone [4]\n<p class=\"p1\"><strong>A nu puntone chiove, stracqua, &#8216;o sole<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>pe&#8217; scagno: e vide qua&#8217; mur\u00eccena<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>stu puntone smuzzecato, comme &#8216;a vita<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>se sc\u00f2nceca ll\u00f2co&#8230; e chiove schiove quanno &#8216;e mmane<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>cchi\u00f9 sgrimme astr\u00e9gneno na mappata&#8217;e voce<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>muntunci\u00e9lle &#8216;e parole pe&#8217; ddimane&#8230;<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Nu vut\u00e0 &#8216;e pressa senza mai sap\u00e9<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>si chiare o ammagagnate s\u00f3 &#8216;e pparole<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>&#8216;e vvoce &#8216;o riesto&#8230;na vutata&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Ma nun te n&#8217;addun\u00e0, trase \u00e2 via &#8216;e dinto.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Il cantone<\/p>\n<p class=\"p1\">A un angolo di strada piove, spiove, il sole\/ a caso: e guarda che maceria\/ quest&#8217;angolo sbreccato, come la vita\/ si scombina qui&#8230; e piove, spiove quando le mani\/ pi\u00f9 aggrinzite si avvinghiano a un sacchetto di voci\/ mucchietti di parole per domani&#8230;\/\/ Un rapido scantonare senza mai sapere\/ se trasparenti o false sono le parole\/ le voci il resto&#8230; una voltata&#8230;\/\/ Ma fa finta di niente, entra.<\/p>\n<p class=\"p1\">Sentiamo qui davvero la voce dell\u2019amico, la voce di tutti i giorni, il tono confidenziale, malinconico, che ci tocca il cuore, certamente, per qualcosa che nel profondo condividiamo, senza curarci di definirlo: lo sentiamo proprio anche se, al tempo stesso, detto, distante, esterno a noi, evanescente, quando la voce, grado a grado, poi si tace ed entriamo\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">E poi:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Ducezza cimmar\u00e8lla[5]<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Ti\u00e9neme a mmente ca te st\u00f2 penzanno<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>e aparam\u00e9lla st&#8217;aria, ducezza cimmar\u00e8lla<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>d&#8221;e juorne mieje a&#8217; ven\u00ec, chest&#8217;aria<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>&#8216;ntussecata senza chi\u00f9 palumm\u00e8lle, senza na veglia d&#8217;aria&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>E astipamille dint&#8217;\u00ea mmane &#8216;ncroce<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>ddoje suspire &#8216;e vucchella arrubbac\u00f2re, a voce<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>tram\u00e8nte ca nu mi\u00e9rulo te sonna<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>mi\u00e9rulo &#8216;e serenata<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>tram\u00e8nte ca te canta doce &#8216;a nonna<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>&#8216;mpont&#8217;\u00e2 nuttata&#8230;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Dolcezza cimmarella<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Pensami che ti sto pensando\/ e fermala quest&#8217;aria, dolcezza cimarella\/ dei giorni miei a venire, quest&#8217;aria\/ addolorata senza pi\u00f9 colombelle, senza vigilia d&#8217;aria&#8230;\/\/ Per me conserva nelle mani in croce\/ due sospiri di bocca rubacuori, la voce\/ mentre ti sogna un merlo\/ merlo di serenata\/ mentre ti canta dolcemente un canto\/ al culmine della notte&#8230;<\/p>\n<p class=\"p1\">Si tocca qui, leggermente pi\u00f9 avanti rispetto a questi inizi, l\u2019ambiente interno, dove la voce si confonde col sonno, l\u2019anima raggiunta dall\u2019amato nella figura di un canto notturno\u2026<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Siamo gi\u00e0 vicini ad una maturit\u00e0 nella quale il dialetto \u00e8 divenuto voce propria, ma nella forma di voce interiore, di presenza amica e non pi\u00f9 respinta, allontanata o tramutata in mera cronaca, nel vissuto dove l\u2019identit\u00e0 invece appare frammentarsi, pur recuperando nell\u2019ombra la sua amica unit\u00e0 primordiale.<\/p>\n<p class=\"p1\">[1] Aeneis I, 462.<\/p>\n<p class=\"p1\">[2] Su quest\u2019opera e altre considerazioni qui di seguito sollevate si veda l\u2019interessante saggio di Monica Gorza, \u201cOblio \/ memoria \/ divenire del nome\u201d, in Lo Sguardo &#8211; rivista di filosofia, N. 29, 2019 (II) &#8211; Memoria e filosofia, vol. 2: Memoria collettiva, pp. 389-428.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[3] M. Gorza cit., p. 428.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[4] Da A. Serrao, A canniatura, Editori &amp; Associati, Roma 1993. Il dialetto \u00e8 quello del casertano familiare.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[5] Da A. Serrao, Cecatella, Boetti, Mondov\u00ec 1995.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h2>Curriculum Vitae<\/h2>\n<h2>Giuseppe Massara<\/h2>\n<p>Ho insegnato &#8220;Letteratura<br \/>\ninglese&#8221; per decenni alla Universit\u00e0<br \/>\nSapienza di Roma, nella Facolt\u00e0 di<br \/>\nLettere e Filosofia, quale Professore<br \/>\nOrdinario di quella Facolt\u00e0. Mi sono<br \/>\noccupato, per ricerca scientifica,<br \/>\nsoprattutto di Seicento, di Settecento<br \/>\ne di Novecento.<\/p>\n<p>Ho sempre<br \/>\ncomunque avuto una spiccata<br \/>\ntendenza verso la &#8220;Comparatistica<br \/>\nletteraria&#8221; e la maggior parte della<br \/>\nmia produzione mostra in effetti<br \/>\nquesta tendenza e cio\u00e8 un&#8217;attenzione<br \/>\nalla pluridisciplinariet\u00e0 nel trattare le<br \/>\nquestioni rilevanti.<\/p>\n<p>Da qualche anno<br \/>\nin pensione, continuo comunque<br \/>\nad essere molto attivo: da undici<br \/>\nanni dirigo una Rivista per l&#8217;appunto<br \/>\ndi Comparatistica ( &#8220;Costellazioni.<br \/>\nRivista di lingue e letterature&#8217;, se<br \/>\nne pu\u00f2 consultare il sito all&#8217;indirizzo<br \/>\nwww.rivistacostellazioni.org) e per<br \/>\nventidue anni, come sai, insieme con<br \/>\nRino, mi sono occupato di poesia<br \/>\ndialettale in Italia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Achille Serrao non solo \u00e8 stato un grande poeta: \u00e8 stato anche un grande amico. 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