{"id":890,"date":"2026-07-29T07:32:30","date_gmt":"2026-07-29T05:32:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/?p=890"},"modified":"2026-07-29T07:56:07","modified_gmt":"2026-07-29T05:56:07","slug":"poeti-dialettali-pugliesi-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/2026\/07\/29\/poeti-dialettali-pugliesi-prima-parte\/","title":{"rendered":"Poeti dialettali pugliesi prima parte"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\">\u00a0La Redazione<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p1\">La poesia dialettale pugliese \u00e8 stata ed \u00e8 ricchissima di artisti in versi, tra le pi\u00f9 ricche d\u2019Italia. In questo compendio, che non ha la pretesa di essere esaustivo ma solo conoscitivo, si citano alcuni esponenti del passato e di tempi pi\u00f9 recenti, tra i pi\u00f9 rappresentativi, rendendo anticipatamente venia della dimenticanza di altri, altrettanto importanti.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p class=\"p1\">Questa particolare poesia dialettale di Puglia vanta una tradizione che riflette le diverse parlate (barese, foggiano, salentino e tarantino). Tra i nomi di spicco del &#8216;900 e contemporanei spiccano figure come Pietro Gatti (Ceglie Messapica), Nicola De Donno (Maglie), Francesco Granatiero (Mattinata), e Albino Pierro (di Tursi, in provincia di Matera, ma inserito pi\u00f9 in generale nel panorama poetico dialettale dell\u2019intera area lucano-pugliese). Questi ed altri poeti dialettali pugliesi hanno saputo elevare il vernacolo a lingua letteraria, esplorando tematiche antropologiche, paesaggistiche e intime. In particolare, dell\u2019area salentina e brindisina fanno parte Pietro Gatti (Ceglie Messapica) e Nicola De Donno (di Magli): dell\u2019area garganica e dauna Francesco Granatiero; dell\u2019area ionica Albino Pierro (Tursi, candidato pi\u00f9 volte al Premio Nobel), ma si parler\u00e0 anche di molti altri Autori, sia dell\u2019Ottocento che del Novecento, ed anche di Autori contemporanei e viventi.<\/p>\n<p class=\"p1\">Introduzione generale<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p1\">&#8220;Non erano italici, come nel sud occidentale, gli abitanti della Puglia anteriori alla conquista grecoromanci&#8221;, scrive M. Corti, &#8220;ma Messapi, cio\u00e8 di origine illirico-veneta; vari studi antropologici e linguistici hanno provato come la civilt\u00e0 messapica avesse caratteristiche originali e di avanzato sviluppo e soprattutto una forte capacit\u00e0 di lavoro. Nel Salento, al sostrato messapico si deve aggiungere, come per il sud della Calabria, la colonizzazione greca, alla quale i salentini amano far risalire un certo prestigio culturale e artistico che li distingue ai restanti pugliesi. La situazione di area laterale, quindi marginale, dell&#8217;intera Puglia non solo durante l&#8217;occupazione romana, ma anche in epoca moderna, ha contribuito certo a conferire alla Puglia una fisionomia inconfondibile&#8221;.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-894 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"470\" height=\"652\" srcset=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-1.jpeg 470w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-1-216x300.jpeg 216w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-1-400x555.jpeg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 470px) 100vw, 470px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\">Questa mancanza di unit\u00e0 culturale della regione, per la quale si pu\u00f2 parlare di &#8220;baresit\u00e0&#8221; e di &#8220;salentinit\u00e0&#8221; come di due poli a s\u00e9 stanti, a parte le altre frange, \u00e8 alla base naturalmente della notevole diversit\u00e0 dei dialetti della Puglia, a differenza di altre aree italiane, storicamente pi\u00f9 unite, quali la Sicilia, la Toscana, il Veneto, la Lombardia, dove le varie parlate presentano notevoli affinit\u00e0. Inoltre, attraverso i suoi dialetti la Puglia d\u00e0 immediata dimostrazione della separazione determinata dal latifondo e dalle distanze che hanno impedito l&#8217;unificazione in gruppi omogenei linguisticamente e culturalmente. Secondo O. Parlangeli, infatti, non si dovrebbe parlare di una, ma di pi\u00f9 Puglie. Cos\u00ec anche dai punto di vista delle parlate, questa terra non \u00e8 percorsa da un filo unico dal nord al sud. i tarantini non comprendono i dialetti che si parlano a pochi chilometri di distanza, a Manduria o a Martina Franca che fanno parte della loro provincia. E il fenomeno si ripete nella Puglia adriatica, la pi\u00f9 vessata dalle invasioni e dalle incursioni. Ma nella Puglia ionica le differenze sono pi\u00f9 vistose, considerata la forte influenza greca; sicch\u00e9 l&#8217;area tarantina \u00e8 pi\u00f9 vicina linguisticamente a Metaponto e a quella delle altre citt\u00e0 della Magna Grecia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Seguendo un criterio cronologico si pu\u00f2 iniziare occupandosi della voce di Emilio Consiglio (1841-1905, area tarantina) del quale l&#8217;unico studioso che volle occuparsene nel primo decennio del Novecento (Vito Forleo), raccogliendo le sue Poesie italiane e tarentine (1907), parl\u00f2 di humour, anzi di &#8220;amaritudine del motteggio&#8221;. Prima di scrivere le sue cose migliori d&#8217;intonazione assai diversa, il Consiglio, dietro la maschera di Cataldo Selaride, aveva seguito talune questioni di politica a base di epigrammi pungenti. Ma non \u00e8 l\u00e0 che si pu\u00f2 ritrovare il poeta, bens\u00ec in certe felici corrispondenze psicologiche con il paesaggio marino: una sorta di ebbrezza che sfocia nel patetico, con un sottile modo di lamentarsi che attenua le tinte e spegne i gridi, come in talune grandi liriche di Di Giacomo. Se ne vedono i risultati nel dittico &#8220;Travagghie de idde&#8221; e &#8220;Travagghie de iedde&#8221;, oppure nella bella sequenza in quartine &#8220;A feste &#8216;o sciardine di Biamonte&#8221; (&#8220;La festa nel giardino di Biamonte&#8221;), dove vibra un&#8217;aria di festa, fra cielo, alberi e mare:<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>U sole ha pueste rete a li muntagne<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>cu tante strisce d&#8217;ore e di zaffire;<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>u mare no si muove e no si lagne:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>l&#8217;arie \u00e8sirene, fresche e si rispire.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Sar\u00e0 ca pi rispett&#8217;a li signure<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>li viente one pigghiate &#8216;nota vie:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>st\u00e8 cante u gridde mmiezz&#8217;a li fiure,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>ma no cu tuene di malincunie&#8230;<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">(&#8220;Il sole s&#8217;\u00e8 messo dietro alle montagne con tante strisce d&#8217;oro e di zaffiri; il mare non si muove e non si lagna: l&#8217;aria \u00e8 serena, fresca e si respira. Sar\u00e0 che per rispetto ai signori i venti hanno preso un altra strada; sta cantando il grillo in mezzo ai fiori ma non con tono di malinconia&#8221;) (Traduzione di P. Mandrillo).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-897 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ALBINO-PIERRO-2.webp\" alt=\"\" width=\"454\" height=\"452\" srcset=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ALBINO-PIERRO-2.webp 454w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ALBINO-PIERRO-2-300x300.webp 300w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ALBINO-PIERRO-2-150x150.webp 150w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ALBINO-PIERRO-2-400x398.webp 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\">Nell&#8217;ultimo decennio dell&#8217;Ottocento il Salento esprime la figura singolare di Giuseppe De Dominicis, che fu buon traduttore in dialetto della grande poesia straniera del secolo scorso, e cantore della vita contemporanea leccese. Visse a Lecce dal 1869 al 1905 e trasfer\u00ec gli aspetti caratteristici della sua citt\u00e0 in un&#8217;opera fra balzana e satirica, Canti de l&#8217;autra vita, in quartine divenute presto popolari nell&#8217;ambito cittadino. Morto a soli trentasei anni, De Dominicis, che am\u00f2 soprannominarsi Capitan Black, attende ancora oggi chi ne rivaluti le doti, non solo nell&#8217;ambito della satira di costume ma in quello dell&#8217;evocazione storica. E si tratta di un poemetto dedicato ai Martiri d&#8217;Otranto, un episodio vibrante della storia salentina, rivissuto pi\u00f9 tardi dalla fantasia di M. Corti, Nicola De Donno e Carmelo Bene, in modi letterari diversi, lontani tutti dal drammatico fascino popolaresco di Capitan Black.<\/p>\n<p class=\"p1\">Francesco Saverio Abbrescia (Bari, 1813-1852) \u00e8 il primo che conti nella tradizione del dialetto barese. Canonico di spiriti liberali (per la sua partecipazione ai moti del &#8217;48 e alla Dieta di Bari, venne processato e privato dell&#8217;insegnamento) non fu il solo ecclesiastico meridionale a unirsi ai patrioti di quell&#8217;epoca. Ebbe anche, come altri poeti dialettali, il gusto di rappresentare &#8220;senza falsi sentimentalismi, rasentando irriverenze e oscenit\u00e0&#8221; (M. Dell&#8217;Aquila) il mondo popolare. Il suo spirito polemico lo port\u00f2 a caratterizzazioni d&#8217;un certo estro, come l&#8217;avvocatesca denunzia dell&#8217;avarizia nel capitolo &#8220;Au serare&#8221; (All&#8217;usuraio).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-898 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/EMILIO-CONSIGLIO.jpeg\" alt=\"\" width=\"359\" height=\"557\" srcset=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/EMILIO-CONSIGLIO.jpeg 359w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/EMILIO-CONSIGLIO-193x300.jpeg 193w\" sizes=\"auto, (max-width: 359px) 100vw, 359px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\">Accenti di generica denuncia non mancano alla vena disinvolta di Davide Lopez (Bari, 1867-1957), nella quale si ritrovano, trasferiti nell&#8217;aspro dialetto barese, temi che erano di moda nella poesia napoletana, anche la maggiore, quella che va da Di Giacomo a Russo, senza per\u00f2 il magistero linguistico di questi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-895 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-2.jpeg\" alt=\"\" width=\"454\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-2.jpeg 454w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-2-300x291.jpeg 300w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/ANTONIO-NITTI-2-400x388.jpeg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\">Antonio Nitti (Bari, 1886-1951), in dialetto di Bari, interpret\u00f2 la stagione verista e crepuscolare fra Ottocento e Novecento, durante quel particolare momento di tono<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>sentimentale che si manifest\u00f2 in tutti i dialetti della penisola, dietro l&#8217;esempio di Giovanni Pascoli e di Salvatore Di Giacomo. Pasolini, che, insieme a Mario Dell\u2019Arco, lo ospit\u00f2 nella sua Antologia della poesia dialettale del Novecento (1952), unico fra tutti i poeti pugliesi, osserva che Nitti &#8220;pur provenendo dalla tradizione locale appartenga gi\u00e0 a una nuova generazione, in cui \u00e8 andato totalmente o quasi perduto il ricordo delle \u00abPuglie barboniche\u00bb. Il poeta barese,quindi, si inserisce tra i poeti dialettali italiani, ma, contemporaneamente, non rinuncia all\u2019espressivit\u00e0 sia paesaggistica che macchiettistica, costante nelle liriche dialettali del sud. Il palcoscenico della sua poetica \u00e8 la sua citt\u00e0, Bari, vista con il taglio virtuosistico dei digiacomiani (il grande Salvatore Di Giacomo).<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>E lo si nota in questo delicato pastello di A vespre (Al vespro):<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Come se strenge u core<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>acchiamendanne u mare<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>a l&#8217;ore c&#8217;au marnare<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>ascenne a pezzec\u00e0;<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>acquanne drete a Specchie<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>u vespre, chiane chiane,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>se stenne e va lendane<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>la lusce a termed\u00e0;<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>a l&#8217;ore ca se tenge<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>de fuoche San Catalde,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>quanne sparsece u ccalde<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>nand&#8217;a l&#8217;Avemar\u00ec.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>A june a june tanne,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>le pene e le dulure,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>le larme e le pendure<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>te pare de send\u00ec.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">(&#8220;Come si stringe il cuore guardando il mare nell&#8217;ora in cui il marinaio scende a pescare; quando dietro lo Specchio il vespro, pian piano, si stende e va a tormentare lontano la luce; nell&#8217;ora in cui si tinge di fuoco San Cataldo, quando scompare il calore davanti all&#8217;Avemaria. A uno a uno i dolori e le pene, le lacrime e le punture ti sembra allora di sentire&#8221;) (Da notale che la traduzione \u00e8 di P.P. Pasolini).<\/p>\n<p class=\"p1\">Nella lirica di Nitti, commossa e innamorata della propria terra, domina il paesaggio, che quando manca, per\u00f2, fa scadere la qualit\u00e0 della sua poetica a semplice e pi\u00f9 modesta obbedienza realistica, obbedendo a semplici ma sicure regole lessicali meridionali.<\/p>\n<p class=\"p1\">Nei dialetti della Capitanata, cio\u00e8 della zona di Foggia e cos\u00ec chiamata dal termine catapano (che era il titolo dei governatori militari e civili bizantini che amministravano il territorio), l&#8217;ultimo poeta legato alla tradizione \u00e8 Francesco Paolo Borazio (San Marco in Lamis, 1918-1953), che esercit\u00f2 vari mestieri (spaccapietre, imbianchino, e anche pittore a olio).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Poeta-operaio del Novecento, la sua produzione, nata spesso in contesti di sofferenza e lontananza, rappresenta una delle massime espressioni della poesia popolare garganica. Trent&#8217;anni dopo la sua morte, fu ritrovato, inedito, un suo poema in sestine, Lu trajone, scritto in dialetto garganico, con intenti eroicomici. Si tratta di una favola che registra all&#8217;interno di una tipica tradizione orale, quella del cantastorie, varie allusioni alla vita dell&#8217;autore e del suo paese. E il paese ritorna nei poemetti e nelle liriche de La preta favedda, a volte con ilare e disincantata aggressivit\u00e0 e a volte sotto il profilo d&#8217;una bonaria saggezza popolare, che la parlata locale centra con indubbia bravura, come nel seguente testo:<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Lu trajone<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>(Un terribile dragone sconvolge la comunit\u00e0 del piccolo<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>centro garganico, San Marco in Lamis. Vittime<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>d\u2019un\u2019ennesima violenza del mostro sono due giovani<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>innamorati: Velina e Seppantonio. L\u2019assemblea consiliare,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>dopo una vivace e contrastata seduta, decide di armare il<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>popolo che, munito di roncole ed accette, di zappe e<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>sputafuochi, di picconi e di coltelli, sotto l\u2019alta protezione<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>dell\u2019Arcangelo Michele, parte alla caccia del dragone.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Intanto si sparge la voce che in localit\u00e0 \u201cCanalone\u201d si \u00e8 dato<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>l\u2019assalto al mostro. Tutto finisce tra la meraviglia e la gioia<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>degli assalitori, quando al suo posto, rannicchiati nel<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>pagliaio, ritrovano, sani e salvi, Velina e Seppantonio. II<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>poemetto si conclude, nell\u2019esultanza generale, con il<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>matrimonio chiacchierato tra i due giovani).<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Prime de tutte parla mast\u2019Andreja,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Ch\u2019\u00e8 mastre de cucchiara e sape legge: \u00ac<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>\u201cSignori, io prepono all\u2019Assembreja<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Che bisogna appurare lu pustegge,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Dove il Tragone si ni va a dormire:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Murare il buco&#8230; in modo&#8230; che pe\u2019 uscire&#8230;\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Lu Sacretarie dice: \u201c\u00c8 mai possibile<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Accogliere un progetto s\u00ec infelice?<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Perch\u00e9 come pu\u00f2 essere accessibile<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>II covo di quel mostro? Ce lo dice<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>L\u2019amico?\u201d Grida n\u2019atu Consigliere:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>\u201cQuillo che dice il Sacritario \u00e8 vere!\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Il drago: la seduta \u2500 Prima di tutti parla mastro Andrea,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>\/ che \u00e8 mastro di cazzuola e sa leggere: \/ \u201cSignori, io<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>propongo all\u2019assemblea \/ che bisogna appurare il<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>nascondiglio, \/ dove il dragone se ne va a dormire: \/ murare<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>il buco&#8230;in modo&#8230; che per uscire&#8230;\u201d \/\/ Il segretario dice: \u201c\u00c8<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>mai possibile \/ accogliere un progetto s\u00ec infelice? \/ Perch\u00e9<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>come pu\u00f2 essere accessibile \/ il covo di quel mostro? Ce lo<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>dice \/ l\u2019amico?\u201d Grida un altro consigliere: \/ \u201cQuello che<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>dice il segretario \u00e8 vero!\u201d<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Quando si passa ad esperienze pi\u00f9 recenti del dialetto pugliese in poesia non si pu\u00f2 pi\u00f9 solo parlare di tradizione dialettale, ma anche di espansione dei temi lirici trattati e di affinamento dal punto di vista tecnico tecnico, ascendendo ad una decisa autonomia del linguaggio letterario. Cos\u00ec accade al dialetto di Giacomo Strizzi, Pietro Gatti e Nicola De Donno, Lino Angiuli e Francesco Granatiero), ciascuno con una cifra personale espressiva.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Giacomo Strizzi (Alberona, Foggia, 1888 &#8211; Torino 1961), si \u00e8 servito del dialetto d&#8217;origine per scandire le sue semplici riflessioni poetiche in gustosi quadretti di vita agreste, che non esprimono la pena del lavoro, ma solo un delicato gusto della campagna, goduta nell&#8217;interezza dei suoi tanti particolari ad ogni ora del giorno, come nella poesia A cunigghi\u00e8re (La conigliera):<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Pare na conigghi\u00e8re<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>a casa de cummare<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Bundanzie, a palett\u00e9re:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>tre c\u00ectele ramp\u00e8jene<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>nda nache; tre zurl\u00e8jene<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>p&#8217;u cane &#8216;m bocc&#8217;a p\u00f2rte;<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>duie fanne a mucciar\u00e8dde<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>sott&#8217;o I\u00e9tte; e Bundanzie,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>sempre p&#8217;u beniamine<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>&#8216;pezzecate a vunn\u00e8dde,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>trutt\u00e9ire p&#8217;a trippa &#8216;nnanze.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">(&#8220;Pare una conigliera la casa di comare Abbondanza, la panettiera: tre bimbi dimenano le manine nella culla; tre ruzzano col cane sull&#8217;uscio; due giocano a caponascondere sotto il letto; e Abbondanza, sempre col beniamino appiccicato alle gonnelle, trotta &#8216;per la casa&#8217; col ventre gonfio avanti&#8221;) (Traduzione dell&#8217;autore).<\/p>\n<p class=\"p1\">Le scaltre sonorit\u00e0 del dialetto di Strizzi disegnano alla fine un mondo limitato a pochi e sicuri affetti, e a consonanze con la natura di cui si avverte la presenza soprattutto negli animali, mantenendosi in senso largo dentro l&#8217;orbita del Giovanni Pascoli di Myricae.<\/p>\n<p class=\"p1\">Il nome e l&#8217;opera di Pietro Gatti (Bari, 1913-2001), considerato uno dei massimi vertici assoluti della poesia dialettale del Novecento italiano e che ha saputo elevare il dialetto a lingua filosofica ed esistenziale di straordinaria intensit\u00e0 lirica,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>ci conducono a Ceglie Messapico (Brindisi), il cui dialetto, pur compreso nell&#8217;area salentina, ne ha perduto vari caratteri, o, come egli stesso dice, \u00e8 diventato parte di un&#8217;enclave, una colonia superstite di origine sannitica. Di questa terra Gatti, cominciando a scrivere ad et\u00e0 avanzata (il primo volumetto, Nu vecchju diarie d&#8217;amore quando egli aveva sessant&#8217;anni), ha voluto &#8220;celebrare&#8221; ogni aspetto lieto e tragico, col sottinteso proposito di elevarla a parte integrale dell&#8217;uomo, della sua fatica costante, dei suoi bisogni elementari, delle sue memorie familiari: un connubio che di idillico e georgico non conserva che poche tracce, quelle che non \u00e8 possibile sopprimere, chiedendo al contrario di fissare lo sguardo al flusso esistenziale delle persone, degli animali e delle cose. Ed ecco allora nelle sue poesie (A terra meje, 1976; Memorie d&#8217;aiere e dde iosce, 1982; &#8216;Nguna vite, 1984) il bisogno di andare alle radici, di scendere nel profondo, un viaggio compiuto senza spirito d&#8217;avventura, dimesso, silenzioso, alla scoperta di molti segreti di cui il cuore non pu\u00f2 darsi pace. A volte \u00e8 il canto di un carrettiere che s&#8217;incide nella notte serena (un&#8217;eco del &#8220;canto notturno&#8221; leopardiano?), ora la sorpresa, camminando per un tratturo, di un muro ricoperto dai rovi, altre volte la visione di un camposanto di campagna: colori, voci, odori che non si sovrappongono formando al contrario una catena di segnali, una magia di cui si ignora il principio e la fine (\u00abmasc\u00eca\u00bb \u00e8 una parola chiave nelle liriche di Gatti). Si ritrovano forme che avanzano o si dissolvono dopo la prima apparizione (&#8220;no vrett\u00ecscene de vite&#8221;, una vertigine di vita) che potrebbe soffocare ogni altra presenza; oppure quando scrive \u00abSonde de terre le penziere mije\u00bb (sono di terra i pensieri miei), parole nelle quali il poeta confessa, mischiando parole e polvere, che porter\u00e0 poi con s\u00e9 nell&#8217;ombra della casa, stordito e pacificato.<\/p>\n<p class=\"p1\">La poesia di Gatti procede per lunghi periodi musicali che si dispiegano per dilatazione da verso a verso, accompagnando quelle sorprese incantevoli, quei riconoscimenti dolorosi: un fascinoso gioco di suoni e assonanze in cui si riflette la contemplazione di tanta masc\u00eca (magia). Perch\u00e9 \u00e8 nella sua voce che il poeta vorrebbe poter raccogliere l&#8217;orfico richiamo delle piante, degli animali, mischiato a tutti i sordi rumori della terra, ai fruscii, ai silenzi intercorrenti. Si direbbe che questo concerto rechi in s\u00e9 qualcosa di mistico, ma \u00e8 proprio alla sua insorgenza che Gatti non fa caso. Il suo orecchio non sta in ascolto di messaggi e la sua mente non va in cerca di simboli; n\u00e9 egli sente il bisogno di colmare qualche vuoto dell&#8217;anima. Quel ribollire leggero ma continuo della vita (cudu vugghje d&#8217;a vite), di cui parla una sua poesia gli basta per evitare ogni spiegazione che si potrebbe dare religiosamente; serve a conoscere solo pi\u00f9 da vicino i motivi peculiari dell&#8217;esistenza e anche i suoi limiti.<\/p>\n<p class=\"p1\">L&#8217;ansia religiosa di Gatti, che una delle sue raccolte pi\u00f9 cospicue, Memorie d&#8217;ajere i dde josce, rivela sapientemente a riandare con la mente a fantasiosi segreti della natura, ad affacciarsi al mistero della morte, ad avvertire commossa la presenza dei vivi (tutti i personaggi della sua poesia formano una sola famiglia), lasciando da parte il delirio della Storia, la vicinanza e la violenza degli avvenimenti. Ed \u00e8 per questo, forse, che molti canti di Gatti rischiano di tramutarsi in messaggi accorati pronunciati a voce bassa, a difendere il suo credo animistico. E d&#8217;altra parte questa \u00e8 l&#8217;unica risposta che egli si d\u00e0 nell&#8217;ultima raccolta, &#8216;Nguna vite (&#8220;Qualche vita&#8221;) definita dai curatori uno &#8220;Spoon river italo-meridionale&#8221;: &#8220;Sonde nu picca d&#8217;\u00e0neme sultande\/ i dde core, ca s\u00e8teche na piste&#8221; (&#8220;Sono un poco di anima soltanto e di cuore, che segue una pesta&#8221;, cio\u00e8 un\u2019orma, una traccia). Tratto da l\u2019Immaginazione (1989):<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Quide suenne! metute a lla perdute<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>quanne u sole: na r\u00f2zzele de lusce<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>granna granne frevveve ind\u2019a nnu ciele<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>de fueche.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Po nu manucchje sott\u2019\u00f4 calaprisce:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>stennute a \u2018n derre me ppuggiave a cape<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>sobbe, pe jate suenne a uecchje apierte<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>a lluenghe.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Mu tott\u2019a pezze aggire: na respiche.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>I ppetre i spine i ll\u2019\u00f2ssere me d\u00f2lene<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>gghjecanne i qquessa mane ca me tr\u00e8mele<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>credenne ca st\u00e9 strenge nu tresore<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>na spiche.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Speriame cr\u00e9. Ma pure nu graniedde.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Spergiute sott\u2019\u00e2 chjofe. Jind\u2019\u00f4 core.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>A sccange: quatte zz\u00e8ppere d\u2019ariene.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Nu fiore.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Nu fioru sule. M\u2019accundende. O pure,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>megghje ass\u00e9: ci me j\u00e9nghje le do pase<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>cu \u2018ngunu piungiedde de papaggne.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Pe ddorme.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Na negghje senza tri\u00e8mele de suenne.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>A \u2018m basce.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Quei sogni! mietuti perdutamente \/ quando il sole: una girandola di luce \/ immensa ferveva in un cielo \/ di fuoco.\/\/ Poi un covone sotto il perastro: \/ disteso per terra mi poggiavo il capo \/ sopra, per altri sogni ad occhi aperti \/ a lungo. \/\/ Ora tutto l\u2019appezzamento mi giro: una spigolatura. \/ E sassi e spini e le ossa mi dolgono \/ piegandomi e questa mano che mi trema \/ credendo che stia stringendo un tesoro \/ una spiga. \/\/ Speriamo domani. Ma pure un granello. \/ Perduto sotto la zolla. Dentro il cuore. \/ In cambio: quattro steli d\u2019origano. \/ Un fiore. \/\/ Un fiore solo. M\u2019accontento. \/ Oppure, \/ meglio assai: se mi empio le due tasche \/ con qualche pugnello di papavero. \/ Per dormire. \/\/ Una nebbia senza tremiti di sogni. \/ In pace.<\/p>\n<p class=\"p1\">(Traduzione dell\u2019Autore)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0La Redazione La poesia dialettale pugliese \u00e8 stata ed \u00e8 ricchissima di artisti in versi, tra le pi\u00f9 ricche d\u2019Italia. 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