{"id":929,"date":"2026-08-19T07:17:47","date_gmt":"2026-08-19T05:17:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/?p=929"},"modified":"2026-08-19T07:18:04","modified_gmt":"2026-08-19T05:18:04","slug":"nello-studio-di-trilussa-fiori-una-rosa-di-secondina-marafini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/2026\/08\/19\/nello-studio-di-trilussa-fiori-una-rosa-di-secondina-marafini\/","title":{"rendered":"\u00a0Nello studio di Trilussa fior\u00ec una Rosa  di \u00a0Secondina Marafini"},"content":{"rendered":"<h3 class=\"p1\" style=\"text-align: center;\">Articolo di\u00a0Secondina Marafini<\/h3>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-930 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/premio-nazionale-poesia-dialettale.png\" alt=\"\" width=\"536\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/premio-nazionale-poesia-dialettale.png 466w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/premio-nazionale-poesia-dialettale-300x133.png 300w, https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/premio-nazionale-poesia-dialettale-400x177.png 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\">Particolare del biglietto di Rosa Tomei al conte Vittorio Cini, Pasqua 1955, AVC, Venezia<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\">\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<h2 class=\"p1\" style=\"text-align: center;\">La rosa<\/h2>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>Quanno che Iddio decise de fa er fiore<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0 perch\u00e9 te rallegrasse un po\u2019 er creato<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>prima d\u2019ognantro volle fa la rosa;<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>prese all\u2019arba \u2018na nuvola spugnosa<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 e l\u2019inzupp\u00f2 ner sole appena nato\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 5<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>perch\u00e9 s\u2019imbeverasse de colore:<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>da l\u00ec fece le foje<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>e ne form\u00f2 una conca capricciosa.<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>La bened\u00ec co\u2019 un delicato odore,<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 je regal\u00f2 la grazia maestosa.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 10<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>Riusc\u00ec cos\u00ec perfetta ch\u2019er Signore<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\"><strong>l\u2019incoron\u00f2 reggina d\u2019ogni fiore[1].\u00a0 <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0L\u2019autrice della lirica, Rosa Tomei[2] (Cori 1916-Roma1966) \u00e8 stata una figura femminile del territorio pontino e parimenti della produzione romanesca, ignota ai pi\u00f9 e letteralmente riscoperta da dodici anni con un duro lavoro di ricerca che le ha assegnato di nuovo il giusto ruolo storico e letterario.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">L\u2019idioma con cui si espresse la Tomei \u00e8 esso stesso testimonianza dell\u2019esperienza e dei luoghi della sua vita. La produzione pervenuta, ad oggi di una sessantina di liriche, si presenta prevalentemente in romanesco, ma non \u00e8 quello limpido, perfetto che distinse Trilussa, realizzato per portarlo a rango di dialetto d\u2019Italia, come fosse uno specchio dell\u2019immagine della societ\u00e0 della recente capitale della nazione, affinch\u00e9 divenisse lingua intima del libbero pensiero[3]. Eppure la poetessa sapeva imitare perfettamente quell\u2019uso linguistico, per il lungo lavoro accanto al poeta.<\/p>\n<p class=\"p1\">La lingua di Rosa Tomei risulta il segno della propria personalit\u00e0 passionale, travolgente e capace di trasferire emozioni a seconda degli stati d\u2019animo: speranzosi, di rammarico, di tristezza, perfino di dolore. A seconda del contenuto la lingua si modula in accenti aspri o addolciti, divenendo strumento musicale di accompagnamento per valorizzare i versi. La Tomei ha scritto poesia finch\u00e9 ha avuto forza e pensiero, disposta addirittura a dettare le proprie parole per comunicarle, quando fu impossibilitata fisicamente, a chi potesse trascrivere i versi per inviarli ai suoi interlocutori illustri.<\/p>\n<p class=\"p1\">Giunta nello Studio Trilussa dal 1930, la Tomei divenne l\u2019insostituibile collaboratrice al fianco di Trilussa e si nutr\u00ec della Musa dell\u2019insegnamento di un maestro d\u2019eccezione che la forgi\u00f2 perch\u00e9 si esprimesse con studiata singolarit\u00e0 artistica che, per\u00f2, malgrado la pianificazione, non le fu possibile far conoscere al pubblico.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Nella lirica proposta, La rosa, con immagini interpretabili in senso letterale e allegorico, come era tipico nello Studio Trilussa, la poetessa ci illustra in un disegno animato la volont\u00e0 del mentore di formarla accuratamente per lasciarla come creatura poetica nuova ed erede del lavoro di una vita.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0 La rosa \u00e8 un\u2019autobiografia: le pennellate armoniose rappresentano il modo con cui il signore del paradiso terrestre, cio\u00e8 Trilussa nel suo Studio, ide\u00f2 amorevolmente la sua figura poetica e letteraria (inzupp\u00f2 il pennello all\u2019arba in una nuvola spugnosa) e come la forgi\u00f2 duramente (fece le foje) perch\u00e9 avesse delicatezza (delicato odore) e grazia maestosa per il compito di Reggina d\u2019ogni fiore, cio\u00e8 per la gestione dello Studio Trilussa (il creato, l\u2019Eden).<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Le rime compongono i campi semantici della creatura (rosa come fiore e nome d\u2019arte) e del creatore (Dio\/Signore\/) che si congiungono nel lemma fiore ripetuto al primo e all\u2019ultimo verso. La poesia \u00e8 una rivendicazione del fatto che lei era la Rosa di Trilussa, come \u00e8 scritto persino nella lapide del cimitero di Cori. La sorella Marcella, infatti, quella pi\u00f9 legata a lei, fece scrivere come altrimenti non poteva essere, il nome anagrafico e l\u2019essenza di una vita, affinch\u00e9 restasse indelebile almeno l\u00ec, a dispetto delle altrui volont\u00e0, quanto fu: Rosaria Tomei \u201cdi Trilussa\u201d. Attraverso la preposizione \u201cdi\u201d \u00e8 stato inciso sul marmo sepolcrale il segno di un\u2019appartenenza spirituale e letteraria che non \u00e8 possibile all\u2019uomo aver preteso di cancellare, perch\u00e9, anche se lentamente, quanto distorto \u00e8 emerso in modo corretto e attestato dalle fonti, come era giusto che avvenisse.<\/p>\n<p class=\"p1\">La lirica \u00e8 datata 1952. Erano gli anni in cui la Tomei, dopo la morte del poeta, avvenuta il 21 dicembre 1950, lottava duramente contro i parenti lontani di Trilussa, mai conosciuti, e anche contro forze economiche imponenti per affermare il desiderio suo e del maestro in merito al destino dello Studio, perch\u00e9 non fosse distrutto: a niente sono valsi i meriti poetici e la fama di un poeta che giganteggi\u00f2 per dirittura morale in mezzo al fascismo e sempre al fianco del popolo e dell\u2019Italia.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Tutto \u00e8 stato fagocitato da logiche che hanno badato al tornaconto economico e non al respiro di un progetto lungimirante s\u00ec, ma, purtroppo, privo di basi di appoggio politico, forse, data la proverbiale indipendenza del maggior protagonista, Trilussa.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Il fatto di sentirsi erede designata \u00e8 stato pervicacemente ripetuto dalla Tomei che, oltre alle azioni e alle parole sui media del tempo (giornali e radio), ha agito con la scrittura delle poesie, unico segno che la rappresentasse, permanente nel tempo oltre l\u2019umana esistenza dei protagonisti di un\u2019epoca storica ormai passata.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Ogni periodo storico \u00e8 tale da essere osservato oggettivamente a distanza nelle dinamiche macroscopiche che inevitabilmente hanno ripercussione sulle vicende delle singole esistenze o dei singoli progetti per gli eventi sicuramente, ma anche per i movimenti culturali e le tendenze sociali che si rivelano determinanti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Con la dovuta distanza temporale, oggi si comprende naturalmente la scelta della poetessa di scrivere sulla carta stampata con il logo dello Studio Trilussa (il lupo sulla scrivania e la lente di ingrandimento tra le zampe che si pu\u00f2 ammirare nell\u2019autografo riprodotto di seguito, concesso dall\u2019AVC dal Principe Giovanni Alliata di Montereale, nipote del senatore e magnate Vittorio Cini) o su carta intestata sempre dello Studio Trilussa: Rosa non era un\u2019usurpatrice, era colei che continuava un lavoro che fu comune e che doveva essere perpetuato e tramandato[4].<\/p>\n<p class=\"p1\">Ma la creatura di Rosa e Trilussa, cio\u00e8 Lo Studio, dopo trentasette venti anni di vita e venti in cui i due inquilini di via Maria Adelaide la alimentarono fianco a fianco, a costo di lottare contro la guerra, la miseria e le difficolt\u00e0 per non piegarsi ai dettami della politica fascista, anzich\u00e9 volare imperitura sulle ali della libert\u00e0 d\u2019Italia, fu distrutta. Eppure Trilussa conosceva bene i limiti degli uomini che aveva denunciato nei sonetti e nelle favole: si illuse umanamente che le promesse e il rispetto permanessero oltre il limite della sua vita.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0 Contrariamente a quanto si \u00e8 creduto per molto tempo, il poeta aveva studiato ogni particolare per il futuro della sua Rosa e dello Studio Trilussa, ma non aveva considerato l\u2019intervento della sorte che fu davvero beffarda.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">La Tomei, infatti, si espresse con misura come voce poetica dall\u2019interno dello Studio sin dal 1939, anno in cui scrisse la giocosa filastrocca Necessit\u00e0 di un lucchetto in casa Trilussa[5], inviata proprio al conte Vittorio Cini, e in cui il poeta pubblic\u00f2 Felicit\u00e0[6] i cui i simboli dell\u2019ape e del bocciolo di rosa sono chiaro riferimento alle loro figure in simbiotica unione di produzione poetica (il miele della poesia) e \u00a0di innamorati (l\u2019impollinazione). Per la dovuta cautela nel rappresentarsi al mondo, senza che si incidesse sulla fama del poeta, Rosa non fu mai esposta, ma per chi frequentava lo Studio era nota soprattutto come schedatrice, supporto, amanuense. Esplet\u00f2 il delicato compito di alter ego del poeta, finch\u00e9 non fu pronta a un degno debutto, con una propria linea in italiano, come voce autonoma dello Studio Trilussa.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Quando intervenne la morte di Trilussa, la poetessa gi\u00e0 era stata presentata al pubblico con un sibillino epigramma sulla rivista Orazio (settembre 1950)[7] Rosaria o mejo Rosa che ne definiva il carattere e le doti poetiche, giocando con la falsa \u00a0maschera di governante che aveva indossato fino a quel momento, in cui doveva lasciare definitivamente i panni di Rosaria per divenire Rosa, mejo (anagramma anche di moje) con caratteri di piena bellezza, come le donne ciociare, e intellettuali, cio\u00e8 la conoscenza duttile delle lingue come l\u2019inglese e la capacit\u00e0 mnemonica eccezionale, con rimando alla memorizzazione dei versi del poeta, autodefinitosi il libro del Panonto. Subito dopo era stata consegnata a Ceccarius[8] la lirica Maternit\u00e0 Rustica[9], perch\u00e9 la pubblicasse. Si tratta di una poesia in Italiano, che esprime l\u2019immagine di maternit\u00e0 tanto cara alla Tomei con riferimento alla nascita poetica, pervasa di echi carducciani e apprezzata da Paolo Trompeo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Maternit\u00e0 rustica, per\u00f2, anzich\u00e9 un debutto artistico divenne l\u2019ultimo contributo in memoria del maestro sulla Strenna dei Romanisti del 1951, perch\u00e9, prima che fosse pubblicata, Trilussa mor\u00ec.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Dopo anni di preparazione in cui tutti conoscevano la Tomei come collaboratrice essenziale di Trilussa, le promesse di darle visibilit\u00e0 per il destino dello Studio Trilussa restarono aleatorie. Rosa, cos\u00ec la chiamava soltanto Trilussa e non per diminutivo, ma per quello che rappresentava il senhal assegnatole, divenne invisa e pericolosa. Fu pi\u00f9 semplice cavalcare l\u2019onda di estrometterla come se fosse una semplice governante, quando ogni azione, revisione di pubblicazione e produzione dello Studio dal 1930 porta in vario modo l\u2019orma della sua presenza accanto al gran poeta[10].<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0Dopo la morte di Trilussa, quando la Tomei comprese che per tornaconti, poco nobili moralmente ma molto umani, cio\u00e8 l\u2019eredit\u00e0 legata ai diritti d\u2019autore, non le sarebbe stato possibile esprimersi pubblicamente, fu lei stessa ad adottare il nome d\u2019arte Rosa, dalla primavera del 1951 con la lirica Primavera a Trilussa[11], pronta ad usarlo come firma, mentre prima si firmava Rosaria Tomei, cio\u00e8 con il nome anagrafico, ed il romanesco nelle forme che leggiamo[12].<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Finch\u00e9 fu possibile Rosa scrisse autografi sulla carta dello Studio Trilussa per attestare la sua storia di protagonista in primo piano per venti anni accanto al Poeta pi\u00f9 famoso di Roma, d\u2019Italia e noto nel mondo. Sono dunque preziosi i simboli enucleati dall\u2019interpretazione del senso letterale delle liriche che diventano funzionali per ricostruire il vissuto con Trilussa e dopo di lui, i suoi sentimenti, sempre riferibili alle vicende di amore, di arte, di poesia e di lotta con e per Trilussa.<\/p>\n<p class=\"p1\">La sua voce si \u00e8 levata piano, visto il periodo storico di un\u2019Italia che muoveva i primi passi di Repubblica dopo il Fascismo e la Seconda Guerra mondiale. Si affid\u00f2 a lettere a cui si univano i componimenti poetici per interlocutori famosi, tra i principali il conte Vittorio Cini e il regista Alessandro Blasetti, nella speranza che attraverso le loro personalit\u00e0 eminenti, i posteri si accorgessero della sua storia e la riconsegnassero alla memoria rendendola di nuovo viva ogni volta che i suoi versi si rianimavano con la lettura dell\u2019interlocutore, che adesso siamo noi.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">La Tomei ha creduto nella forza della poesia e della memoria predisponendo una sua rivalutazione nel futuro, con la lucida speranza in una riscoperta e nella conservazione dei propri invii da parte dei destinatari designati.<\/p>\n<p class=\"p1\">Oggi, come aveva auspicato, il tempo le ha dato ragione: la sua voce pu\u00f2 vibrare di nuovo e raccontare un vissuto tanto affascinate quanto esemplare per le difficolt\u00e0 incontrate dalle donne sempre, ma immaginiamo davvero impervie in un\u2019Italia fintamente perbenista che ha guardato alle sue scelte personali, piuttosto che alla sua identit\u00e0 letteraria.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Si \u00e8 presunto di guardare dal buco della serratura la vita privata dello Studio Trilussa in via Maria Adelaide per distorcere la realt\u00e0 con la presunzione di salvaguardare la memoria del gran poeta e finendo, invece, per sacrificare non soltanto la Tomei, ma il progetto letterario curato con il suo maestro, cio\u00e8 quell\u2019universo in cui lei sola era stata inclusa, pensato come laboratorio di poesia, che doveva perdurare attivo anche dopo la morte del maestro e restare come museo della sua storia connessa a quella nazionale.[13]\n<p class=\"p1\">\u00a0La situazione attuale di valorizzazione del mondo femminile, ha permesso il riscatto della Tomei. Adesso, senza pregiudizio, la sua figura di donna e principalmente di poetessa pu\u00f2 trovare il proprio spazio. La Tomei, moderna per le scelte di vita e arte dettate dal cuore, seguite con slancio di cuore e mai rimpiante, ha pagato al suo tempo l\u2019ardire di osare di realizzarsi: ha perso sul momento, fu immolata come vittima sacrificale dai giochi di potere e pag\u00f2 un prezzo altissimo, dato che \u00e8 morta a soli cinquanta anni, anche a causa del dolore inflitto dagli eventi che distrussero lo Studio Trilussa. Fu delusa dai comportamenti umani da cui aveva sperato correttezza e rispetto, port\u00f2 rancore piena di passionalit\u00e0 come era, ma seppe anche perdonare e guardare oltre, come le insegn\u00f2 Trilussa. Soffr\u00ec una solitudine consolata da qualche caro interlocutore e dal ricordo del passato[14].<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Dai versi della poetessa, che si rivela di forte capacit\u00e0 iconografica, permeata di coinvolgente passionalit\u00e0 e una fertile fantasia, traspaiono spesso i frammenti dei suoi pensieri dolorosi, incastonati in un favoloso passato, la testimonianza degli eventi avversi, l\u2019orgoglio della lotta indefessa per gli ideali e gli obiettivi comuni a lei e al gran poeta, l\u2019amore intatto dei venti anni trascorsi insieme. La Tomei fu innamorata del mito come Trilussa lo fu della favola, e anche in questo aspetto c\u2019\u00e8 distinzione, seppure in contiguit\u00e0, tra la vena artistica sua e del mentore.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Il maestro e amante \u00e8 il destinatario primo e ultimo della sua poesia in un discorso ininterrotto che soltanto l\u2019elevazione artistica poteva regalarle dopo la morte del poeta. Nel momento dell\u2019elaborazione della poesia, il tempo della Tomei si sospendeva e le due anime al di qua e al di l\u00e0 del mondo potevano toccarsi, come si erano detti in poesia anni prima, e lei, la sua nuova creatura poetica, il suo lascito, la sua Semente[15] ricordava:<\/p>\n<p class=\"p1\">Nel campo tuo germoglia una semente<\/p>\n<p class=\"p1\">E sono stato io che l\u2019ho gettata.<\/p>\n<p class=\"p1\">Anche se la mia sera \u00e8 tramontata,<\/p>\n<p class=\"p1\">Noi due saremo insieme eternamente.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Dare il titolo Semente al libro delle sue poesie e dei suoi scritti \u00e8 stato un tributo alla memoria dei poeti e il tentativo tardivo di realizzare quel volume che lei stessa avrebbe voluto portare alla luce. Indubbiamente nella dedica avrebbe riprodotto i quattro versi di Semente, in cui l\u2019anagramma delle lettere iniziali d\u00e0 il lemma greco NEAN, un aggettivo femminile in accusativo singolare, cio\u00e8 il frutto di un\u2019unione, una nuova poesia e poetica, quale doveva essere incarnata dalla Tomei.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0 La storia della poetessa fu drammaticamente bella. La possiamo immaginare da ragazzina, una Rosaria Tomei, brillante, versatile che, provenendo da Cori, dopo essere stata ospitata da una zia che aveva un\u2019osteria a Trastevere per ricevere lezioni da Trilussa, si trasfer\u00ec a vivere con lui per iniziare quel rapporto esclusivo di vita e di poesia di cui abbiam parlato, celato al mondo con opportuni infingimenti. Nello Studio di Trilussa, come in una favola, Rosaria, come tutto il resto, ebbe una nuova identit\u00e0 e dimensione. Una volta istruita a dovere, Rosara divenne Rosa, la creatura poetica destinata a sbocciare pienamente nel tempo con grazia, delicatezza, sapienza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0 Inizialmente destinata a diventare attrice e a debuttare con Petrolini, per questo intraprese le lezioni, divenne presto insostituibile per Trilussa[16]. Chi conosceva di pi\u00f9 Lo Studio Trilussa, aperto a registi, attori, visite, riferisce il duro apprendimento a cui fu sottoposta la Tomei sin da adolescente per coadiuvare attivamente il poeta: scriveva quartine, terzine; il poeta la istruiva severamente e le controllava; lei leggeva incessantemente Dante, i classici autori francesi e inglesi in lingua originale, mostrando di saper attingere anche il greco antico[17];\u00a0 impar\u00f2 persino a usare la grafia del gran poeta per coadiuvarlo nella produzione degli autografi, che erano un pregiatissimo manufatto dello Studio Trilussa.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0 Rosa tenne il primo schedario delle opere di Trilussa, ordinate per comparsa nelle pubblicazioni su quotidiani, riviste e libri nel favoloso, di cui resta traccia nei materiali del Museo di Roma in Trastevere. Memorizz\u00f2 ogni verso del poeta per il lavoro di riedizione di opere, sempre riviste nel tempo nella lingua, nel contenuto, persino nell\u2019ortografia e nella punteggiatura. Le poesie di Trilussa andavano a ruba e non ebbero arresto di vendite in periodo di guerra, anzi, perch\u00e9 il poeta era l\u2019autore che tutti conoscevano, che il popolo amava, che le classi emergenti tenevano in libreria come segno di evoluzione, di indipendenza e libert\u00e0.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Alla Tomei, che adesso conosciamo meglio, nel tempo, fu accostato l\u2019appellativo denigratorio di \u201cserva\u201d, che l\u2018ha segnata con voluta cattiveria, ma non fu mai usato dal poeta. Invero. deriva dalla sua stessa penna, specificamente da alcuni sonetti giocosi che Trilussa non avrebbe voluto scrivesse ma che furono consegnati a Ceccarius a testimonianza della capacit\u00e0 camaleontica dell\u2019autrice. Quell\u2019epiteto era usato tra i due poeti come esclusivo, perch\u00e9 alludeva in maniera sibillina ad un legame quale servitium amoris, caro all\u2019elegia latina e alla lirica cortese, alludeva al ruolo che la Tomei avrebbe dovuto recitare in una commedia di Petrolini ma che mai realizz\u00f2 perch\u00e9 scelse di restare con il poeta. Era un nomignolo comodo per schermarsi in una societ\u00e0 che non avrebbe tollerato un rapporto in cui c\u2019era una differenza di quarantacinque anni d\u2019et\u00e0, ma libero e nutrito di versi e progetti, naufragati per il destino avverso.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Dopo aver sostituito Trilussa negli ultimi tempi di malattia, quando la nomina di senatore avrebbe consentito l\u2019autonomia di uno Studio, a un passo dalla realizzazione dei loro sogni, quando sarebbe stato possibile celebrare un matrimonio valutato senza scandalo come la volont\u00e0 di un lascito per un passaggio di testimone artistico, dopo il predisposto debutto e manifestazione \u00a0della poetessa finalmente sbocciata, tutto croll\u00f2.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 La morte del poeta, malato, ma improvvisa, li trad\u00ec e fu la catastrofe per Rosa e per lo Studio Trilussa, travolti insieme. Lei lo difese come una leonessa per cinque anni con una lotta durissima di cui resta traccia nei giornali dell\u2019epoca affinch\u00e9 restasse in loco con lei come custode: era la sua vita ed era la volont\u00e0 comune con il poeta.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La produzione di Rosa Tomei testimonia prima la vita con Trilussa, poi e soprattutto la vita senza di lui quando rest\u00f2 unica voce di un progetto. Le lettere corredano quanto emerge dai versi. Sono notevoli i componimenti che testimoniano il periodo dei cinque anni di lotta con sentimenti alterni e con prospettiva speranzosa all\u2019inizio e poi sempre pi\u00f9 cupa. Addirittuta la Tomei ha lasciato soli tre componimenti nello studio Trilussa, oggi al Museo di Roma in Trastevere che definiscono tutto il suo animo: Er nido, Invidia, Vijaccheria[18], La produzione \u00e8 continuata dopo il suo sfratto, ripresa dal punto di abbandono di quel mondo Er regno del la favola, e ripresa a fasi alterne a seconda del suo stato di salute, fino alla morte, avvenuta con sofferenza e dopo lunga malattia. La Tomei ha dettato le sue ultime liriche fino alla morte alla sorella o a chi le fosse vicino mentre soggiornava al Convalescenziario degli Angeli Custodi di Nettuno, prima di morire per un secondo ictus a Roma nel dicembre del 1966. La sua ultima lirica si intitola La speranza ed \u00e8 chiaro rimando ai suoi valori e al pensiero per il suo lascito poetico.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Per molti anni, invece, la sua memoria fu deformata: si disse che era una serva arrivista, lei che sacrific\u00f2 la sua vita per amore di Trilussa; si disse che nutr\u00ec un amore unidirezionale verso Trilussa, quando dai versi suoi e del maestro si testimonia una storia d\u2019amore e poesia con incroci di componimenti e rime meravigliosi; si disse che non era nessuno, perch\u00e9 non fu sposata mai, lei che per amore convisse more uxorio diremmo oggi, poco legata allo stato civile e molto all\u2019affetto.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0 Come avrebbe potuto sposarla prima di determinati eventi Trilussa, che pensava di essere indebitato senza presumere di lasciarla in una tempesta economica? Sarebbe stato uno sciocco senza scrupoli e l\u2019avrebbe esposta agli stenti. Come avrebbe potuto sposarla con una differenza di oltre 40 anni se non con la scusa di lasciare a lei la direzione dello Studio Trilussa, sostenibile grazie al compenso, che lei come moglie avrebbe ereditato, dell\u2019onorificenza di senatore che, ahim\u00e8, arriv\u00f2 tardiva? Se lo avesse fatto senza aspettare l\u2019ambita nomina, per la verit\u00e0 attesa dal 1948, che rendeva plausibile un tale passo, la loro storia, sempre salvaguardata, avrebbe destato scandalo. Con lo scopo di coprire quello scandalo, ma in realt\u00e0 per impedire che l\u2019erede di Trilussa fosse una donna e per non dover ammettere il suo ruolo intellettuale e nella produzione dello Studio Trilussa, si mossero i suoi detrattori.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0 Trilussa fu nominato senatore venti giorni prima della morte. Mentre era malato, Rosa faceva pubblicare versi come fossero usciti dalla penna del poeta, ma che riportano stilemi tipici della produzione della Tomei[19].<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Oggi con una societ\u00e0 pi\u00f9 aperta in cui il vincolo \u00e8 rappresentato pi\u00f9 dal sentimento che dallo stato anagrafico, comprendiamo meglio le logiche di due poeti all\u2019avanguardia e geniali, Trilussa in primis e Rosa insieme a lui, e possiamo apprezzare pienamente e senza omissioni o parzialit\u00e0 il loro vissuto.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Quando la poetessa, uscita dallo Studio Trilussa con uno sfratto esecutino a febbraio del 1955, rest\u00f2 priva di un luogo, raminga per volont\u00e0 altrui di non considerare il progetto dei poeti di via Maria Adelaide, fu ospitata dai parenti (la sorella Marcella principalmente, che per\u00f2 non avevano mezzi per sostenerla a lungo), dalle famiglie D\u2019Angiolillo e Ferri che le restarono sempre affezionati. A Trastevere ammiriamo il busto di Trilussa realizzato da Lorenzo Ferri in costante contatto con Rosa Tomei: \u00e8 una realizzazione tanto discussa, ma voluta da chi aveva conosciuto pi\u00f9 intimamente il gran poeta, Rosa. Lorenzo Ferri ha conosciuto Trilussa tramite la Tomei e la sua scultura adempie al racconto privato e pubblico, non solo alle volont\u00e0 di porre un busto alla personalit\u00e0 del poeta scomparso.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0 Conoscendo la storia dello Studio Trilussa, dei due protagonisti e anche quella di Rosa Tomei, ogni particolare torna perfettamente al suo posto nel mosaico della loro esperienza poetica, artistica, di vita in comune anche oltre l\u2019umana esistenza, per quello che credevano e hanno lasciato in opere poetiche che evidenziano un approdo intimo alla religione e profondo, senza dogmatismi[20].<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0 Le vicende dello Studio Trilussa, ricco di pezzi di antiquariato scelti e curati anche in estrema miseria, pregiato per i cimeli e i doni riceviti dal maestro, sono state un naufragio della memoria di cui ora c\u2019\u00e8 stato il faticoso recupero. Si \u00e8 assistito a una delocalizzazione, allo smembramento e al trasferimento prima a Palazzo Braschi e poi a una destinazione degli arredi nei depositi comunali e delle carte dell\u2019archivio e delle fotografie al Museo di Roma in Trastevere. Altre memorie sono state lasciate dalla Tomei al Fondo Trilussa, affidate all\u2019Istituto di Studi Romani.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0 Negli stessi anni Rosa Tomei, risent\u00ec fisicamente: della demolizione: prima una semiparesi, poi un\u2019operazione al cuore, due ictus in un travaglio di decadenza spirituale e fisica, la condussero alla morte precoce.le sue parole affidate alle lettere sono toccanti e trasferiscono timori e dolori affidati a chi sentiva vicino, in primis Alessandro Blasetti e Vittorio Cini.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Adesso c\u2019\u00e8 una stanzetta nel Museo di Roma in Trastevere a ricordare lo Studio, misero riverbero della gloria che fu e a testimoniare quanto possa distruggere l\u2019uomo senza rispetto delle altri volont\u00e0 e confinando l\u2019esperienza umana al suo limite temporale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Resta, invece, imperitura e ripristinata correttamente la memoria di Trilussa nei versi completata dai versi di Rosa Tomei e dalla loro storia nello Studio Trilussa, in modo che possiamo guardare il tutto nel complesso, senza parziale faziosit\u00e0, ma con spirito di giusta considerazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">La speranza \u00e8 che i lettori si interessino alla vicenda e alla poesia di Trilussa e di Rosa. Quando nelle varie ricorrenze religiose passa sui social o su wathsapp Quann\u2019ero regazzino mamma mia,[21] sarebbe bello valutare quello come altri testi per come \u00e8 documentata la loro storia di elaborazione: sono stati il frutto di quel lavoro in comune tra Trilussa e Rosa, come risulta dagli stilemi tipici della poetessa, che doveva magnificare lo Studio Trilussa<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Rosa Tomei, La Rosa,1952, AVC, Venezia.<\/p>\n<p class=\"p1\">[1] METRO: Componimento monostrofico di dodici versi, tutti endecasillabi e un solo settenario, con schema: ABCCBAdCACAA. DATA: marzo 1952. LINGUA: Romanesco. FIRMA: Rosa Tomei. FONTE: AVC, FC. Prima stampa in S. Marafini, Rosa Tomei, la storia vera\u2026, op. cit., pp. 427-434 e Semente&#8230;, op. cit. p. 84.<\/p>\n<p class=\"p1\">Ci sono due autografi della lirica, a corredo di due lettere del marzo 1952: una con logo illustrato dello Studio Trilussa \u00e8 stata inviata a Vittorio Cini (chiamato Illustre signore nelle righe di accompagno) insieme a Er garofano e Er Crisantemo; un\u2019altra \u00e8 stata destinata a Ceccarius (chiamato con il suo titolo di Illustre commendatore nella lettera a corredo della poesia) unitamente a Er garofano, Er Crisantemo e Onore ar merito.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Negli autografi prima del titolo \u00e8 premesso Creazioni divine- I fiori.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Rosa aveva elaborato prima Er garofano come risulta dall\u2019invio a Ceccarius e dalla raccolta di copia da autografi sempre di Ceccarius, che datano la lirica al 1951.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">Nell\u2019invio a Vittorio Cini, invece, Er garofano \u00e8 datato 1952 (perch\u00e9 l\u2019autrice ha riscritto la poesia e perci\u00f2 l\u2019ha datata nuovamente), senza riportare l\u2019intitolazione Creazioni divine- I fiori, passata, ovviamente, alla Rosa.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[2] A Trilussa, a Rosa Tomei e al loro progetto dello Studio Trilussa ho dedicato molti anni di ricerca, volumi e articoli. Indico i principali per chi volesse approfondire le diverse questioni, perch\u00e9 quanto riferisco qui proviene variamente dai lavori precedenti: 2014: Rosa Tomei- la storia vera e le poesie della donna di Trilussa, con prefazioni di Marcello Teodonio e Paola Puglisi, I nuovi Critici, Aracne, Roma, maggio 2014. 2015 Rosa Tomei: Il profilo letterario inedito della donna di Trilussa, in \u2039\u2039Sinestesie online\u203a\u203a, Numero 13-Anno IV-ottobre 2015. 2018: Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio- La poesia, la vita, l\u2019amore, volume con documenti, foto e versi inediti, Gangemi, Roma, novembre 2018. 2021: Le Storie- Il sorriso malinconico di Trilussa. Nel volume collettivo E seguito er cammino\/cor destino in saccoccia- Trilussa libro per libro, a cura di Claudio Costa, Castelvecchi, Roma, 2021. 2021: Poesie di Trilussa, con disegni inediti dell\u2019autore e con una premessa di Rino Caputo, BUR contemporanea, Milano, settembre 2021. 2022: E scopr\u00ec insieme a Te, er paradiso, in atti del Convegno a 150 anni dalla nascita di Trilussa, in &lt;&lt;Il 669&gt;&gt;.2023: Semente &#8211; La rosa di Trilussa, Armando editore, Roma, luglio 2023 con il patrocinio della Fondazione Cini.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 [3] Il libbero pensiero \u00e8 uno dei valori pi\u00f9 alti espressi dalla poetica di Trilussa<\/p>\n<p class=\"p1\">[4] Oltre che riferire questi argomenti nel volume S. Marafini, Semente, op. cit, li ho specificamente trattati in S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit.<\/p>\n<p class=\"p1\">[5] S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit.p. 42<\/p>\n<p class=\"p1\">[6] L\u2019epigramma famosissimo, ripreso per molti usi e significati, tranne il principale, recita: C\u2019\u00e8 un\u2019ape che se posa\/Su un bottone de rosa\/ Lo succhia e se ne va\/ Tutto sommato la felicit\u00e0\/ \u00c8 una piccola cosa. Cfr S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op,cit., S. Marafini Trilussa, Poesie, BUR, op. cit.\u00a0 e S. Marafini,\u00a0 Semente op. cit.pp. 32-39.<\/p>\n<p class=\"p1\">[7] \u00a0Cfr S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op,cit., S. Marafini Trilussa, Poesie, BUR, op. cit.\u00a0 e S. Marafini,\u00a0 Semente op. cit.pp. 54-57. Rosaria o mejo Rosa recita: Rosa Tomei se vanta ch\u2019\u00e8 ciociara\/ Ma fa l\u2019ingrese si je torna conto. \/Sfoja ogni tanto il libbro der Panonto\/ Ce trova \u2018na fregnaccia e se l\u2019impara.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[8] Ceccarius era il nome d\u2019arte di Giuseppe Ceccarelli, un erudito e intellettuale importante dell\u2019epoca. A lui \u00e8 intestato in Fondo Ceccarius, della Biblioteca nazionale Centrale di Roma, una delle fonti per le liriche della Tomei. La maggior parte degli autografi della Tomei sono stati rinvenuti nell\u2019AVC, Archivio personale di Vittorio Cini, messo a disposizione dal nipote, il principe Giovanni Alliata di Montereale; nell\u2019Archivio Blasetti nella Cineteca di Bologna; negli archivi del Museo di Roma in Trastevere; nel Fondo Trilussa, istituito con il lascito dei materiali della Tomei disposto dai familiari alla morte della poetessa.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[9] Cfr. S. Marafini, Semente, op. cit, p. 67.<\/p>\n<p class=\"p1\">[10] Oltre che riferire questi argomenti nel volume S. Marafini, Semente, op. cit, li ho specificamente trattati in S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit.<\/p>\n<p class=\"p1\">[11] Cfr. S. Marafini, Semente, op. cit, p. 71.<\/p>\n<p class=\"p1\">[12] Cfr. S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit. e S. Marafini, Semente, op. cit, pp. 54-65.<\/p>\n<p class=\"p1\">[13] Oltre che riferire questi argomenti nel volume S. Marafini, Semente, op. cit, li ho specificamente trattati in S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit. e in Trilussa, Poesie, BUR, op. cit.<\/p>\n<p class=\"p1\">\u00a0[14] Oltre che riferire questi argomenti nel volume S. Marafini, Semente, op. cit, li ho specificamente trattati in S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit.<\/p>\n<p class=\"p1\">[15] La notizia e i versi sono riportati anche da G.C. Nerilli, Ricordo di Rosa Tomei, &lt;&lt;Strenna dei Romanisti&gt;&gt;, Staderini Editore \u2013 Roma, 1968, In S. Marafini, Semente, op.cit. p. 18 Semente \u00e8 un epigramma poetizzato negli anni di convivenza con Trilussa che avrebbe aperto e intitolato il volume che la Tomei avrebbe desiderato realizzare in italiano. La prima lettera di ogni verso in acrostico forma il lemma NEAN, cio\u00e8 creatura nuova.<\/p>\n<p class=\"p1\">[16] Risulta dalle testimoniante documentate nei miei libri (per esempio Dell\u2019Arco, Jannattoni, Martini e molti altri, articoli sui quotidiani per le vicende dello Studio dopo la morte del maestro). Cfr. S. Marafini, Trilussa, Rosa, Tomei e Lo Studio, op. cit. Ci sono riferimenti anche in S. Marafini, Semente, op. cit.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[17] Le poesie della Tomei sono pregne di riferimenti colti. Semente \u00e8 un adattamento dei versi di Fran\u00e7ois Villon; Er giglio riporta riferimenti a Milton, Ercole er magnone e Marte per davvero sono liberi adattamenti dall\u2019epigrammista ellenistico Leonida di Taranto. La lista potrebbe continuare. Sono numerosi i riferimenti alla bibbia, alle arti. Sulla cultura della Tomei si trovano battute maliziose sui quotidiani dell\u2019epoca a intendere che non le si addiceva il ruolo di governante con cui si schermiva per il popolo, e anche Dell\u2019Arco, tra gli altri, conferma cultura e ruolo in varie occorrenze dei suoi scritti, come riporto nei miei libri.\u00a0<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\">[18] Cfr. S. Marafini, Semente, op. cit. pp. 120, 122, 123.<\/p>\n<p class=\"p1\">[19] Oltre che riferire questi argomenti nel volume S. Marafini, Semente, op. cit, li ho specificamente trattati in S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit.<\/p>\n<p class=\"p1\">[20] In questo senso vanno intese poesie collegate tra loro come La guida di Trilussa, Quann\u2019ero regazzino mamma mia dello Studio Trilussa e La speranza di Rosa Tomei. Oltre che riferire questi argomenti nel volume S. Marafini, Semente, op. cit, li ho specificamente trattati in Trilussa, Poesie, BUR, S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op. cit.<\/p>\n<p class=\"p1\">[21] Cfr S. Marafini, Trilussa, Rosa Tomei e Lo Studio, op,cit., S. Marafini Trilussa, Poesie, BUR, op. cit.\u00a0 e S. Marafini,\u00a0 Semente op. cit.pp. 185-187.<\/p>\n<p class=\"p1\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di\u00a0Secondina Marafini Particolare del biglietto di Rosa Tomei al conte Vittorio Cini, Pasqua 1955, AVC, Venezia \u00a0\u00a0 La rosa Quanno che Iddio decise de fa er fiore \u00a0 perch\u00e9 te rallegrasse un po\u2019 er [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":931,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"content-type":"","footnotes":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-929","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dialettura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/929","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=929"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/929\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":933,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/929\/revisions\/933"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/931"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=929"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=929"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.premionazionale-poesiadialettale.com\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=929"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}