Carlo Porta e il suo dialetto

Carlo Porta ( 1775-1821 ) è considerato il massimo poeta in dialetto milanese e uno dei più grandi scrittori dialettali italiani. Il suo milanese è diventato un modello letterario, capace di elevare la parlata quotidiana al livello della grande poesia. Il suo dialetto non è il milanese “popolare” e frammentato della strada, ma un vernacolo reso armonico e stabile, vicino alla borghesia del suo tempo. Porta usa metri tradizionali (endecasillabi e settenari spesso con rima bacita o alternata) e ritmo scorrevole; attinge al linguaggio quotidiano milanese, ma sceglie parole ben comprensibili, senza eccessi di gergalità.  Il dialetto diventa fluido, adatto alla satira e alla narrazione; è la voce del popolo che smaschera le ipocrisie dei nobili, del clero e delle mode. Da Desgrazzi de Giovannin Bongee : “ I nobili van in piazza / con on bel vestii de fata, / ma in casa, tra i soi,/ gh’ha el cör cume on matass de spina “. ( I nobili vanno in piazza / coi bei vestiti di facciata, / ma in casa, tra loro, / hanno il cuore come un groviglio di spine. )

 

Da La preghiera di donn’Eurosia : “ Signor, ti che te see tant bon,/ fa che ‘l pret al staga in del so canton!” ( Signore, tu che sei tanto buono, / fa’ che il prete se ne stia nel suo angolo! ) Carlo Porta non risparmia nemmeno le mode e la mondanità : nel suo dialetto milanese, le critiche alle mode non sono solo estetiche, ma morali e sociali, perché rappresentano l’ipocrisia e la superficialità della società borghese e nobiliare del suo tempo. La vanità apparente, il conformismo sociale , il contrasto tra apparenza e realtà , tra l’ostentazione esteriore e la pochezza interiore sono elementi ricorrenti nella sua poesia : ancora da Desgrazzi de Giovannin Bongee:

“ Tutti in piazza cun el cappel a la moda, / i ridon, i chiacchieran, i fan i gran signor, /

    ma in casa, tra i soi, gh’han el cör cume on sass “.

(Tutti in piazza con il cappello alla moda / ridono, chiacchierano, fanno i grandi signori, / ma in casa, tra loro, hanno il cuore come un sasso.)

Porta dà voce a chi normalmente non l’ aveva: gli umili, i poveri, le donne popolane, facendo emergere, con ironia e commozione , l’umanità di chi vive ai margini. Da “La Ninetta del Verzee” l’incipit :

“ On qualvolt gh’era una povera nòcc/che vegniva al Verzee a vend la sua mercanzia…”

(“C’era una volta una povera ragazza/ che veniva al Verziere a vendere la sua mercanzia…”).

Già dall’inizio , Porta mette in primo  piano la “povera nòcc”: una voce  che raramente trovava posto nella poesia. Questi i principali caratteri fonetici e grammaticali del dialetto milanese di Carlo Porta: vocali ö/ü, caduta vocale finale , doppie marcate; articoli propri ( el,on), pronomi tipici, verbi contratti.

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